Inizio ottobre, tutto comincia conuna telefonata di Enrico che mi chiede se sono disposto a fare con lui unlavoro subacqueo.

Prima di accettare voglio anchesapere di che cosa si tratta e quindi mi faccio dare un po’ di spiegazioni: unmotoscafo (Cigala & Bertinetti) affondato in zona Roncaccio…sembrainteressante….

“Chi è il mandante?” BrevementeEnrico mi spiega che si tratta del recupero di un motoscafo lungo 11 metri affondato nellago, la batimetrica, da rilievi con il ROV, va dai 66 ai 74 metri e quello che noidovremmo fare è assicurarlo con dei cavi in maniera che quando verrà sollevatoabbia avuto almeno tre punti di fissaggio e non rischi di rimanere dov’è …. edil mandante è un ente pubblico!

La ditta incaricata del sollevamentoè quella di Brutus, vecchio compagno di gare di orientamento subacqueo, ilquale pochi giorni dopo, ci invita a casa sua per mostrarci il filmato.

Quello che a prima vista colpisce, edispiace, è il vedere una così bella barca affondata e capovolta. Fortuna nellasventura, la barca si è bloccata su di un terrazzo lungo una parete che superaabbondantemente le 3 cifre.

Nel filmato si passano in rassegnatutti i punti favorevoli all’aggancio, l’anello di prua perfettamente visibileed accessibile, mentre più problematico risulterebbe l’ancoraggio nella partepoppiera che nell’affondamento è insabbiata per circa 80 centimetri, rendendo in tal modoinutilizzabili i due anelli di cui dispone.

Bene, una volta visto e rivisto ilfilmato inizia la parte più difficile: come operiamo?

Abbiamo due possibilità: o facciamotutto quanto io e Enrico o mettiamo insieme una squadra che lavori insincronia, magari pure con le stesse procedure.

Visto che i tempi del “machismo”subacqueo sono terminati (almeno per noi!) decidiamo per il lavoro di squadra.

Ok ma quanta gente ci serve? Ilpilota della barca per forza, una coppia per individuare ed assicurare ilrelitto, io ed Enrico per il lavoro di aggancio in profondità ed una terzacoppia per fungere da assistenti nella fase decompressiva di risalita.

Bene, no anzi male; la gentedisponibile con certi requisiti è scarsa, ma per fortuna tutti rispondono“presente” e la voglia di far gruppo accomuna sempre tutti.

Le risorse umane sono sistemate,adesso si deve pianificare la parte operativa.

Dovrà venir calato in acqua un ragnocon 3 cavi d’acciaio da 12 mm;uno di questi verrà fissato tramite un grillo Omega all’anello di prua, mentregli altri due nella parte finale avranno delle cinghie di sollevamento adanello, che strozzeremo attorno ai due motori a Z sporgenti mediante il piùclassico nodo a bocca di lupo.

In teoria sembra sempre tutto facilee scontato.

A livello di subacquei decidiamo dioperare nel seguente modo: Fabio e Raffaele scenderanno per primi con lo scopodi riindividuare la barca ed assicurarla alla superficie tramite una cima dinylon da 14 mme dovranno comunicarci l’esatta profondità (ho poca fiducia nel ROV); la lororisalita avverrà unicamente lungo la cima dove si incontreranno con Mario eChristian che scenderanno a vedere se tutto è ok, loro in questa discesaporteranno una bombola aggiuntiva di Nx50.

Una volta usciti, Brutus calerà lungola cima guida il ragno che io ed Enrico andremo ad agganciare.

Quello che noi chiediamo epretendiamo da Brutus è che nei momenti in cui ci saranno dei subacquei inimmersione sulla verticale non ci sia nessun pontone con bracci idraulici, gru,argani, ……

 

Dopo qualche giorno Brutus mi chiamae mi chiede di passare nella sua officina per vedere il ragno, finito epreparato. Mi sento con Enrico e lui mi dice che non potrà esserci in quantoimpegnato a preparare le mix per tutto il gruppo.

La sera dopo il lavoro mi reconell’officina e la prima cosa che mi colpisce è il peso del ragno: con tutti icavi, circa 30 chilogrammi, in acqua assolutamente ingestibile.

Decidiamo che verrà calato lungo lafune guida e bloccato ad una data quota che ci permetta la scelta ed una buonavisione delle funi d’acciaio, funi che a loro volta verranno ripiegate su lorostesse e fissate con del nastro adesivo tipo american tape.

Il giorno del lavoro lo confesso misento nervoso.

Mi reco alla club house già alle11.00 di mattina e preparo il trapezio per la deco, il narghilè doppio, lebombole supplementari di Nx50 e Tx 35/30; queste sono tutte operazioni che mipiace preparare da solo, mi aiuta a rilassarmi.

Una volta tutto pronto incomincio aportare l’attrezzatura sul pontile in attesa che arrivi Steve (il nostropilota) con il San Gesualdo, il nostro rimorchiatore da 10 metri che fungerà daappoggio.

Poco dopo sopraggiunge anche Raffaelee scarica pure lui il materiale, seguito da Mario, Enrico, Fabio e Christian.

Steve arriva puntuale come unorologio e carichiamo a bordo tutto il materiale, nel frattempo sopraggiungeBrutus con la sua barca e sulla darsena scarica il ragno in modo che ancheEnrico possa vederlo.

 

Partiamo alla volta del luogo dellavoro, che per fortuna dista solo pochi minuti di navigazione anche perché illago sembra il mare con le onde ed il vento che ci sono, peccato che latemperatura non sia altrettanto!

 

Brutus con la sua barca ed il suofido scudiero Gianluca cercano il punto esatto sfruttando le tecnologie piùmoderne, una volta identificato calano in acqua 70 metri di corda di nylonin fondo alla quale c’è un ancorotto.

Fabio e Raffaele si preparano escendono lungo la cima portando seco due gas decompressivi (Nx50 e O2); il loroobbiettivo è quello pianificato: trovare ed agganciare.

Si decide che in ogni caso al 15’ dovranno lasciare il fondoe la risalita avverrà unicamente lungo la cima.

Nel frattempo, mentre io ed Enrico mettiamo in acqua  il narghilè collegato alla bombola di O2 da 50 litri, si preparanoanche Mario e Christian a raggiungere Fabio e Raffaele al minuto prefissato ai 21 metri, con una bombolaaggiuntiva di Nx50.

Mario e Christian partono inimmersione, sulla barca restiamo con la curiosità di sapere com’è andata masoprattutto sapere se tutto è ok.

Dopo circa 12-15 minuti riemergonoMario e Christian e ci comunicano che tutto procede per il meglio per Fabio eRaffaele.

Bene, tra poco tocca a me ed Enrico;iniziamo la vestizione con tutta tranquillità e poco dopo vediamo riemergereFabio e Raffaele, con un gran sorriso ci dicono che tutto è andato comepianificato; l’ancorotto era «atterrato» a circa 10 metri dallo scafo dellabarca ma grazie alle lampade HID ed all’ottima visibilità data dalla profonditàlo scafo era già visibile dai 50 metri!!

La quota dell’anello di prua ci vieneconfermata in 66 metri,allora la strumentazione del  ROVfunziona veramente …. decidiamo che vogliamo il ragno a 64 metri, in modo da poter scegliere agevolmente i cavi checi servono.

Mentre Brutus cala il tutto io edEnrico ci prepariamo entrando in acqua  everificando le decompressive; Tx21/35, Nx50 ed O2 per me mentre Enrico opta peruna 35/30, Nx50 ed O2.

Il profilo decompressivo chepianifichiamo è lo stesso per  entrambianche se usiamo due decompressive diverse.

Stabiliamo il momento dell’incontrocon Mario e Christian questa volta alla quota dei 36 metri ed i gasaggiuntivi che si porteranno dietro in caso di emergenza sono una S80 di 35/30ed una di Nx50 (Mario e Christian hanno nel back gas Nx32!)

Brutus ci comunica che tutto è ok eche possiamo partire, con Enrico ci guardiamo negli occhi e ci ripetiamo che alminimo problema si lascia il fondo.

La discesa procede bene a parte unproblemino con la lampada subito sistemato, quanto alla visibilità avevanoragione: l’acqua è cristallina ma fredda, sul fondo lo Stinger mi dice che sono7°.

Durante  la discesa tutto bene, le cinghie non si sonoaggrovigliate  fra di loro…meno male!

Come stabilito con Enrico io mioccupo di avvolgere le prime due cime ai motori utilizzando le cinghie adanello mentre Enrico mi fa luce, in ogni caso la mia lampada a led (3x3W) èappesa al mio D-ring destro.

Svolgere il lavoro con le due decoclippate al D-ring e l’O2 sulla maniglia non è cosi scontato. Avevo pensato,una volta giunto sul fondo, di legarle da qualche parte, magari pure sullacima, ma il non avere delle certezze sulla stabilità del relitto mi ha fattodesistere e non me la sono sentita di rischiare.

Lo svolgere un lavoro “banale” comepotrebbe essere questo, fa lievitare notevolmente i consumi, ma un accortocontrollo del manometro evita brutte sorprese.

Una volta sistemate  le mie cinghie è il turno di Enrico mentreora tocca me fargli luce, devo riconoscere che lui impiegando la sua bella HIDmi aveva viziato mentre io con la mia led non gli ricambio il favore.

Anche lui finisce il suo compitopiuttosto velocemente e senza grossi inconvenienti, ora inizia la risalita; alprimo stop io passo sulla M57 ed insieme passo passo risaliamo lungo la cima;giunti in prossimità dei 40 metri intravediamo le luci di Mario e Christian dai 36 metri.

Anche in questo caso, per fortuna, igas d’emergenza (Tx35/30 e Nx50)  nonservono.

Ci accompagnano fino al cambio gasdei 21 metridove da me ed Enrico vengono a questo punto congedati (insieme alle nostrebombole ormai utilizzate  di M57 ed M36).

Già ai 21metri vediamo la cordaballare causa il “gran bel tempo” in superficie, facendo due conti decidiamo dilasciare la corda e portarci a terminare la decompressione sotto costa, almenoqualche pesce riusciamo a vederlo.

Il rientro non denota niente diparticolare e quando mettiamo la testa fuori dall’acqua troviamo tutti i nostriamici già cambiati e lavati che molto gentilmente ci aiutano a portare tutto ilnostro materiale nella Club House.

Una bella doccia ed un accuratodebriefing con lo scopo di cercare tutte le pecche possibili ha messo inevidenza che il lavoro di squadra è stato appagante in tutti i sensi ed hamostrato che anche se la nostra provenienza é differente la standardizzazionefunziona alla grande.

Questo lavoro di identificazione edaggancio è stato svolto il 30 di ottobre; nei prossimi giorni si procederà asollevare il relitto fino in superficie.

Stefano Beatrizotti, Ottobre 2007

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